Interventi

Assisteremo ad un evento storico. La musica favorirà il processo integrativo tra due Chiese, quella Cattolica e quella Anglicana. Il Coro dell’Abbazia di Westminster sarà ospite del Coro della Cappella Sistina per cantare insieme i vespri del 28 giugno in Capella Sistina, e nella messa solenne nella Basilica vaticana il 29 mattina, giorno di San Pietro e Paolo. Il processo di integrazione ha così preso un avvio solenne. Tutto questo dopo quattrocento cinquanta anni di divisioni. Perché un avvio solenne?

E’ la prima volta che il coro cattolico collabora con un’ istituzione esterna. E’ la prima volta che il coro di Westminster canta nel tempio della cattolicità. E’ la prima volta che un simbolo così potente come quello dell’arte, e della musica in particolare, viene usato per unire due confessioni che si sono divise più per motivi politici che per contrasti religiosi. Considerando le tradizioni di queste due istituzioni, è chiaro che occorre leggere questa collaborazione al di là della pura iniziativa, e collocarla nell’ambito di un processo fortemente voluto di riavvicinamento delle due Chiese.

Ed ecco infatti il comunicato riportato da news.va:  il Pontefice ha chiesto che questa cooperazione musicale “rifletta la vocazione cristiana del coro ed incoraggi il ricco scambio di esperienze tra le due tradizioni liturgiche e culturali.”  Anche perché  “l’Abbazia di Westminster ha come titolo formale quello di ‘Chiesa collegiata di San Pietro’; il fatto che entrambi i cori celebrino insieme il loro patrono darà all’evento un’importante risonanza comune”.

Tutto quindi pronto per dare un via formale ad un processo di integrazione. E a maggiore valore bisogna rilevare il fatto significativo che il coro di Westminster renderà poi omaggio all’abbazia benedettina di Montecassino. Furono infatti benedettini i monaci che posero il primo nucleo di quella che sarebbe stata l’Abbazia di Westminster, luogo poi delle incoronazioni e degli eventi ufficiali della monarchia britannica.

Il mondo anglicano è diviso in anglo-cattolici e metodisti. Organizzati in un sistema estremamente decentrato, con decisioni assembleari,  che rendono il Primate, l’arcivescovo di Canterbury, un primus inter pares, e non come il Pontefice, la persona a cui appartengono le decisioni finali. Tale divisione, unita al sistema decisionale, in momenti di grandi transizioni potrebbe non riuscire ad attraversare indenne un processo di forte riavvicinamento. Potrebbe verificarsi una maggiore divisione o addirittura una frattura fra le due anime anglicane, di cui una potrebbe essere assorbita dalla Chiesa di Roma. Già sono in essere una serie di regole che contemplano la possibilità di far luogo a un clero come quello anglicano nell’alveo cattolico. Ma rimane un ulteriore problema, quello della regina, capo formale della Chiesa anglicana. Quale sarà la sua reazione? Accompagnerà questo processo?

Da parte cattolica ci sono perciò grandissimi segnali, da parte anglicana una risposta entusiasta. Aspettiamo con trepidazione che la Storia faccia il suo sviluppo. Ut unum sint mormorava nei suoi ultimi giorni Papa Giovanni XXIII.

Nicolò Sella di Monteluce

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