Interventi

Daveri e Giavazzi nel loro articolo di spalla sul CDS del 18 giugno 2014, rinfacciano a Renzi di non aver creato nella sua piccola rivoluzione ai vertici dei gabinetti ministeriali, la funzione di “Consigliere del capo del governo per la scienza e la tecnologia”. Così come esiste da anni nei Paesi quali Usa, Uk. Osservazione puntuale ed accurata, che dimostra come il nostro governo si muova episodicamente, e non con una visione strategica anche nella riforma burocratica.

 

La ricaduta di tale funzione non sarebbe solo quella ovvia, di far comprendere al Governo le implicazioni di certe scelte di progetti scientifici. Molto di più, potrebbe avere una fortissima ripercussione nel mondo produttivo. Perché? I fattori produttivi non sono più solamente quelli tradizionali, materie prime, semilavorati, energia, finanza. Sono quelli derivanti dalla ricerca, dalla applicazione della stessa, della tecnologia. In passato si sono strutturate le borse internazionali di materie prime (Chicago), di petrolio, di prodotti agricoli, assicurazioni (Londra). Qui, la domanda e la offerta da allora si ritrovano. Oggi occorre far incontrare domanda ed offerta di scienza e tecnologia, ossia di ricerca applicata. Occorre che vengano diffuse, fatte conoscere. Messe a disposizione di imprenditori. Utilizzate in settori nuovi. Significa indirizzare la ricerca anche a vantaggio di chi è pronto ad intraprendere. Anticipando la domanda degli imprenditori, e collegandoli al mondo scientifico. Guardando al mondo scientifico, per sapere cosa offre.

 

Quale deve essere allora la funzione del Consigliere? Oltre a quella più ovvia, quella di suggerire la politica di ricerca applicata e di disseminazione dei risultati nel mondo imprenditoriale. Ossia capire dove guarda l’imprenditore, e dove lavora lo scienziato. E metterli assieme. Non per nulla in Gran Bretagna l’ufficio del Consigliere è nel ministero dell’industria!

 

Ecco la strada per una intelligente politica industriale.

 

Nicolò Sella di Monteluce

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