Essere Biellese

Sono biellese. È biellese la mia famiglia. Il mio DNA.

Provengo da una terra che oggi è ricca, ma che mostra ancora le tracce di quella che era una economia di sussistenza; quella che noi chiamiamo l’economia del castagno.

Eravamo poveri, da sempre. E ancor più eravamo insignificanti.

Oggi siamo una delle aree più vitali dell’Italia e dell’Europa. Un successo costruito con le nostre scarse risorse e con le nostre grandi energie: l’industria della lana, dei tessuti, delle macchine, e oggi dello stile e della moda.

Siamo allora entrati a pieno titolo nella economia, nella politica, e nella storia d’Italia. Tutto ciò lo abbiamo realizzato puntando sulla più grande capacità posseduta dall’uomo: la sua imprenditorialità. Perciò stimiamo e apprezziamo chi crede, crea, rischia e sa gestire: è il motore che permette il pieno utilizzo di quanto sappiamo fare e di quanto possediamo.

Abbiamo utilizzato appieno le nostre poche risorse, i pascoli, la terra, l’acqua. Abbiamo così imparato a rispettare e a non sprecare quanto la natura ci offre, sino talvolta a essere considerati parsimoniosi.

Avversiamo perciò tutto quanto ci possa tarpare le ali: burocrazie insulse e lontane, culture illiberali, norme vessatorie. Portano allo spreco. Spreco di fattori produttivi, di risorse, di opportunità, di tempo: nel mondo del lavoro, del sociale, della politica.

Questi concetti si sono saldamente incisi nella vita e nella cultura di noi biellesi. Accontentarci oggi di meno di quanto la nostra capacità lo renda possibile, significa rinunciare alla tradizione dei nostri vecchi, e al dovere verso i nostri giovani.